Per decenni, il rapporto tra le piccole imprese del Nord Italia e il sistema bancario è stato esclusivo. Oggi, in un contesto di tassi ancora sensibili e criteri di rating sempre più stringenti, limitarsi al solo canale bancario è un rischio strategico.
Nel 2026, la parola d’ordine per le imprese lombarde, venete ed emiliane è diversificazione delle fonti. Esploriamo le alternative concrete che stanno ridefinendo l’accesso al capitale.
Dopo un periodo di assestamento, il mercato dei Minibond sta vivendo una nuova giovinezza. Le PMI che fatturano tra i 5 e i 50 milioni di euro hanno scoperto che emettere titoli di debito non è solo una prerogativa delle grandi quotate.
Perché convengono: Permettono di ottenere finanziamenti a medio-lungo termine senza intaccare le linee di credito bancarie tradizionali.
I "Basket Bond" regionali: Iniziative come i Lombardia Basket Bond o i programmi del sistema camerale veneto permettono a gruppi di imprese di presentarsi insieme agli investitori istituzionali, abbattendo i costi di emissione e migliorando il profilo di rischio.
La gestione del capitale circolante (working capital) è il punto debole di molte filiere produttive del Nord-Est. Qui entra in gioco la finanza tecnologica.
Invoice Trading: Piattaforme che permettono di cedere le proprie fatture commerciali a investitori privati, ottenendo liquidità entro 48 ore, spesso con criteri di valutazione meno rigidi rispetto agli anticipi fatture bancari.
Direct Lending: Finanziamenti erogati direttamente da fondi attraverso piattaforme digitali, ideali per chi ha bisogno di velocità d'esecuzione per cogliere opportunità di mercato improvvise.
L’Italia, e il Nord in particolare, è ai vertici europei per numero di piattaforme di crowdfunding autorizzate (regolamento ECSP).
Equity Crowdfunding: Non è più solo per startup. Molte PMI mature usano queste campagne per raccogliere capitale di rischio, coinvolgendo spesso i propri clienti o fornitori come soci (finanza di filiera).
Lending Crowdfunding: Un prestito collettivo dove i risparmiatori finanziano direttamente un progetto aziendale in cambio di un interesse annuo certo, creando un legame diretto tra risparmio locale e produzione locale.
Nonostante le riforme che hanno leggermente ridotto le coperture per la "liquidità pura" (ora al 30-40%), il Fondo di Garanzia per le PMI resta un pilastro, specialmente per gli investimenti:
Investimenti Digitali e Green: La garanzia pubblica arriva ancora all'80%, facilitando l'erogazione di prestiti bancari che altrimenti sarebbero negati o troppo costosi.
Sinergia con le Regioni: Bandi come quelli di Finpiemonte o Finlombarda spesso aggiungono contributi a fondo perduto che abbattono drasticamente il tasso d’interesse finale.
Affrontare la finanza complementare richiede un cambio di mentalità. Per essere "appetibili" agli investitori alternativi (fondi, folla, istituzioni), l'azienda deve curare tre aspetti:
Trasparenza del Bilancio: Non bastano i numeri, serve una narrazione chiara dei piani di crescita.
Rating ESG: Sempre più spesso, l'accesso a canali alternativi è subordinato a una valutazione della sostenibilità ambientale e sociale.
Pianificazione: La finanza complementare non serve a "tappare i buchi", ma a finanziare progetti di espansione.
Fonte: Il Sole 24 Ore