Il primo semestre del 2026 si apre con un segnale di "attesa attiva" da parte della Banca Centrale Europea. Dopo il ciclo di tagli che ha caratterizzato il 2024 e parte del 2025, la BCE ha deciso di mantenere i tassi invariati nelle ultime riunioni (il tasso sui depositi è fermo al 2,00% e quello di rifinanziamento principale al 2,15%).
Per le imprese del Nord Italia che gestiscono linee di credito e mutui aziendali, la domanda non è più solo "se" i tassi scenderanno, ma "quando" e con quale intensità.
La Presidente Christine Lagarde ha confermato che l'inflazione nell'Eurozona è stabilizzata intorno all'obiettivo del 2%, ma l'economia rimane in equilibrio precario.
Previsioni BCE: Per il primo semestre 2026 si attende una crescita del PIL dell'area euro intorno all'1,2%.
La mossa prevista: I mercati scommettono su un possibile taglio di 25 punti base (0,25%) entro giugno 2026, portando il tasso sui depositi all'1,75%, ma Isabel Schnabel e altri esponenti del board suggeriscono cautela a causa della resilienza dell'inflazione nel settore dei servizi.
A oggi, 8 gennaio 2026, i parametri di riferimento mostrano un’inversione interessante:
Euribor 3M/6M (Tasso Variabile): Si attesta intorno al 2,03% - 2,10%. La tendenza è di una lieve e costante discesa, rendendo le rate attuali dei mutui variabili finalmente più leggere rispetto al biennio precedente.
IRS (Tasso Fisso): Il parametro per i mutui fissi ha smesso di scendere e mostra segnali di risalita. Chi deve stipulare oggi un nuovo mutuo trova offerte a tasso fisso (TAN) intorno al 3,10% - 3,50%.
Il parere di Refinanx: Attualmente, il tasso variabile è "tecnicamente" più conveniente del fisso nelle quotazioni immediate (TAN 2,19% vs 3,20% circa), ma il rischio di volatilità nella seconda metà del 2026 rimane reale.
La risposta dipende dalla struttura finanziaria della tua azienda e dalla tua propensione al rischio.
Se il tuo mutuo è stato stipulato tra il 2022 e il 2023, stai finalmente beneficiando della discesa dell'Euribor.
Strategia: Se la tua azienda ha buona liquidità, potrebbe convenire restare sul variabile per intercettare gli ulteriori piccoli tagli previsti entro giugno.
Rinegoziazione: Se invece cerchi stabilità a lungo termine, questo è il momento di negoziare con la banca il passaggio a un tasso fisso, approfittando del fatto che l'IRS non è ancora tornato ai picchi massimi.
Se hai bloccato un tasso fisso quando l'IRS era vicino al 4%, oggi sei "fuori mercato".
Strategia: Valuta seriamente la surroga (trasferimento del mutuo) o la rinegoziazione. Le attuali offerte green o per PMI solide permettono di scendere verso il 3,10%, portando un risparmio immediato di migliaia di euro sulla quota interessi annua.
Per decidere se rinegoziare nel primo trimestre 2026, segui questa check-list finanziaria:
Analisi dello Spread: Controlla lo "spread" che la banca aggiunge all'Euribor/IRS. Se è superiore all'1,50%-2%, hai ampi margini di miglioramento.
Verifica del Rating: Un miglioramento del tuo rating aziendale (magari grazie ai criteri ESG) ti dà più potere contrattuale per chiedere una riduzione dello spread.
Costo della Rinegoziazione: Ricorda che la rinegoziazione con la stessa banca è solitamente gratuita (previo accordo), mentre la surroga verso un altro istituto è obbligatoriamente gratuita per legge per i privati, ma può prevedere costi accessori per le società.
Il primo semestre 2026 non è un momento di emergenza, ma di opportunità. I tassi hanno smesso di salire, ma la discesa non sarà rapida come molti speravano. La chiave è la flessibilità: proteggere i margini con il tasso fisso se la rata attuale è sostenibile, o cavalcare il variabile se si ha la forza finanziaria per gestire eventuali (seppur improbabili) rialzi a fine anno.
Refinanx può analizzare i tuoi attuali contratti di finanziamento e simulare il risparmio reale derivante da una rinegoziazione o una surroga ai tassi di gennaio 2026.
Fonte: Il Sole 24 Ore